login newsletter
Menu Primario
Menu Secondario

Pubblicato da il 13 Nov 2014 in Le Idee |

In ricordo di due Uomini coraggiosi.
Stato o far west?

esperostory03

Due fratelli, titolari di una cava con 40 dipendenti in provincia di Frosinone da anni subivano furti e ritorsioni nell’azienda di famiglia.
Negli ultimi mesi le intrusioni e le vessazioni sono aumentate insieme alla consapevolezza di trovarsi di fronte ad uno stato impotente, complice e responsabile primario di omissione di soccorso e mancata tutela nei confronti di cittadini, in questo caso imprenditori, vittime incolpevoli di un susseguirsi di violazioni indiscriminate del diritto di proprietà, del diritto al lavoro, alla libera impresa e non ultimo il diritto supremo della libertà, pur nel rispetto della carta costituzionale.
L’altra notte, dopo l’ennesimo tentativo di furto che ha fatto scattare l’allarme collegato con le forze dell’ordine, i due fratelli hanno deciso di recarsi ancora una volta in ditta per verificare di persona la situazione e scongiurare la manomissione dei costosi mezzi da lavoro e la sottrazione del materiale necessario per il corretto funzionamento dell’impianto.
In una dinamica ancora da definire, i titolari si sono trovati a terra, esanimi, colpiti a tradimento alle spalle e privati quest’ultima volta del bene supremo della vita.
Tre famiglie distrutte, due mogli ormai sole a crescere sei orfani e genitori senza più lacrime, annichiliti dal fardello di aver visto morire ingiustamente i propri figli.
Amilcare e Pino Mattei hanno vissuto con coraggio credendo in quei valori fondanti una società civile ed evoluta, di cui siffatto stato non può definirsi portatore, ispiratore e tanto meno garante.
Un’Italia, volente o no, spaccata a metà che se nel centro-nord fatica a mantenere una parvenza di legalità e di funzionamento dell’apparato, nel centro-sud ha di fatto rinunciato ad esercitare il potere a vantaggio esclusivo di organizzazioni malavitose o di potenti clan locali che spadroneggiano indisturbati e senza remore.
Uno stato, che non merita di essere indicato con la maiuscola, degradato ed eroso al suo interno per la mancanza di regole certe, chiare e sentite come vere dai cittadini, uno stato ingiusto, ingessato da una serie eccessiva di enti, organismi inutili e di norme caotiche che paralizzano il sistema ed attribuiscono ai più ( la maggioranza? la minoranza? il più forte?il più furbo?) il potere di governo, di cui nessuno però è autenticamente responsabile.
Lo spirito di servizio dei rappresentanti istituzionali, di amore per la propria comunità, per il bene pubblico e per un impegno che è prima di tutto missione, dovrebbe contraddistinguere l’operato dei singoli amministratori centrali e per irradiamento riflettersi nella stessa misura e con le stesse modalità anche a livello locale.
Quest’ultima affermazione contiene un principio ispiratore semplice ma necessario e purtroppo descrive una distanza incolmabile con la realtà attuale, che è invece il risultato diretto e consapevole della volontà manifestata dai cittadini in sede elettorale.
Fatte queste debite premesse è tanto incoraggiante quanto assurdo rilevare che oggi il più grande partito italiano è quello dell’astensione anche se questo dato mi lascia ben sperare che esistano ancora cittadini degni di questo nome, che attendono di potersi esprimere per premiare chi saprà restituire loro le motivazioni ma soprattutto il progetto di un’azione politica diversa, autentica e magari impopolare se davvero finalizzata all’interesse della Nazione.
Una chiara visione politico-filosofica incarnata dal Pin, un partito che esiste e che pone al centro della società l’Uomo e la responsabilità derivante dalle sue scelte ed azioni.
Difficile? Certo ma non impossibile nel momento stesso in cui decidiamo di farvi parte sostenendo il progetto o partecipandovi con azioni concrete sul territorio.
Ciò che infastidisce maggiormente parlando con le persone è l’ipocrisia generale imperante secondo cui è sempre colpa degli altri se le cose vanno male o se lo stato non funziona.
Pensiamo al caso specifico sopra descritto e al comportamento tenuto dai singoli individui della comunità in cui è avvenuto il fatto. Da un punto di vista sociologico è interessante riferire la numerosa partecipazione e il vistoso cordoglio alle esequie funebri di un intero paese che è inevitabilmente complice di quanto accaduto perché assente nel sostenere quegli stessi uomini quando erano ancora vivi e in difficoltà: non una parola dalle istituzioni, non dalla società civile o dai semplici concittadini prima, figuriamoci dopo.
In questa terribile vicenda di cronaca, indegna per uno stato che voglia definirsi civile e democratico, spicca solo l’eroismo dimostrato dai fratelli Mattei nel difendere, in assenza di adeguato supporto e protezione, il proprio status di Uomini Liberi ed è per tutti insegnamento la compostezza dignitosa dei loro cari nel vivere il dolore per questa ingiustizia.
E’ giunto il momento di battersi ognuno con le proprie forze, risorse e talenti per imprimere una svolta a questo stato di cose solo in apparenza immutabili, che ci farà sempre di più soffrire se non saremo pronti ad offrire un po’ del nostro tempo e volgere i nostri intenti verso ideali che possono apparire lontani ed ineffabili, ma che da sempre hanno motivato nel profondo l’animo umano sulla via di un riscatto inevitabile.

Mariagrazia Longoni