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Metterci la faccia

Pubblicato da il 12 Mar 2014 in Le Idee | Commenti disabilitati su Metterci la faccia

Metterci la faccia

Sono cose che accadono. Accade che un bel giorno, dopo aver letto articoli, guardato video e approfondito argomenti, cominci ad affacciarti al PIN, un po’ timidamente e con quel fare circospetto tipico di chi atterra per la prima volta su un pianeta nuovo e sconosciuto, anche se vagamente familiare. Non sei ben consapevole di cosa ti sta attendendo. Sai che collaborerai, certamente; e sai anche che, dando, crescerai e ti arricchirai a tua volta. Tutto, per un po’, prosegue in modo relativamente tranquillo: esperienze intense e coinvolgenti, incontri, riunioni, chiamate, impegni dietro le quinte. C’è tanto da fare per diffondere una nuova visione: numerose attività utili e importanti che però, con grande soddisfazione della paurosa componente mentale, rimangono confinate nella tua sacrosanta zona di confort. Ma del resto, si sa, le cose evolvono in modi imprevedibili… e in fondo la loro bellezza è proprio questa. Arriva il momento in cui sei chiamato ad andare in prima linea. Arriva il momento in cui è tempo di organizzare una presentazione ufficiale nel PIN nella tua città. Problema: una sala conferenze non si riempie certo da sé. E, non godendo il PIN della visibilità mediatica riservata ai partiti più noti, di sicuro non puoi aspettarti affluenza se non ti dai da fare nel coinvolgere e invitare le persone. Si mobilita quindi il gruppo di attivisti locali e comincia una febbrile attività di passaparola, messaggi, email, telefonate, permessi, promemoria, appunti, volantini, locandine, tam-tam sui social network. Amici, parenti, conoscenti: nessuno escluso. Ma senti che non è sufficiente. Se vuoi davvero dare visibilità all’evento, se vuoi creare un autentico scambio tra il PIN e i convenuti, occorre invitare i rappresentanti politici locali, di tutti gli orientamenti, affinché la cittadinanza sia rappresentata nella maggiore varietà possibile di punti di vista. E a questo punto sarebbe facile, certamente, mandare inviti elettronici stando comodamente seduti in poltrona. Del resto, in certi casi, non è possibile fare altrimenti. La tentazione è forte e le giustificazioni numerose: il tempo è poco, le incombenze sono tante, non si riesce a fare tutto. Ma la saggezza antica ti insegna che non è tanto importante l’atto in sé, quanto la qualità dell’energia di cui l’atto è permeato; non si tratta di mettere a posto la propria coscienza perché si è fatto qualcosa, ma di “caricare” l’azione del giusto intento. E a un certo punto capisci che l’unica cosa da fare è metterci la faccia. Non una faccia a caso… proprio LA TUA faccia, e non solo quella. Che significa semplicemente metterci tutto te stesso, impegnare nell’azione tutto il tuo essere nella sua più semplice e disarmante verità. Il che, dal lato pratico, significa recarsi di persona nelle sedi locali dei partiti, presentare il progetto, porgere l’invito. Assumersi la responsabilità di dire: “Eccomi, questo sono io, sono qui, queste sono le cose che ho da dirvi”. E farlo non per senso del dovere, ma per incapacità di opporsi a quel Fuoco, volitivo e potente, che ti spinge a muoverti e ad agire. Ed ecco che ti trovi di fronte alla prima porta chiusa… misteriosa e un po’ minacciosa. Sei ancora titubante e provi una sorta di pudore misto a ritrosia. Ti ergi lì davanti, impavido come un guerriero: i volantini in mano sono la tua spada. Beh, non è certo la spada a...

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Lo spettro della guerra in Ucraina

Pubblicato da il 3 Mar 2014 in Le Idee | 9 commenti

Lo spettro della guerra in Ucraina

Ma lo vogliamo davvero? No, figuriamoci, ma come sempre si è detto in questi casi, “siamo costretti”. Costretti da chi? È la stessa assurda giustificazione di quando, dopo aver compiuto qualcosa di riprovevole, si dice che è stato “più forte di me”. Di me chi? Quando si fa una guerra nessuno ha ragione! La ragione ha ragione, si sa! E soprattuto ciascuno per commettere anche il peggiore crimine “ha le sue buone ragioni”. Cosa sta accadendo in Ucraina? Nel 2010 si sono tenute le elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria di Victor Yanukovich, che prese oltre 12 milioni di voti al secondo turno del 7 febbraio, contro la sua avversaria Yulia Tymoshenko che ne prese poco più di 11 milioni. Questo risultato fu la conferma di un Paese diviso in due blocchi: uno occidentale, ansioso di abbracciare l’UE (forse perché probabilmente ignora ancora di cosa si tratti); l’altro, quello orientale, più incline invece a buoni rapporti con la Russia. Di questo blocco orientale fa parte anche la Crimea, una penisola a sud dell’Ucraina, sul mar Nero, dove l’80% della popolazione ha il doppio passaporto Russo/Ucraino. La Crimea è una repubblica autonoma con un proprio parlamento e un proprio governo eletto e in questa penisola, sulla base di un accordo tra Russia e Ucraina, sono ormeggiate alcuni navi militari della marina russa. Il focolaio della tensione nasce a Kiev, dove scendono in piazza prevalentemente gli studenti che, animati dalla forza degli ideali di libertà rappresentati dall’immaginario occidentale, protestano contro l’ottusità del potere costituito. A questo punto si pone il problema che, per quanto costituito sia, esso è stato legittimamente eletto dai cittadini. Tuttavia questo non interessa a chi nella UE ha tutta la convenienza a portare l’Ucraina sotto l’ala di influenza occidentale, accaparrandosi un nuovo mercato e soprattutto un buon bottino di risorse naturali e una nuova mappa strategico-militare nel Mar Nero, vicino a quella Turchia che presto o tardi seguirà lo stesso destino con lo stesso schema:  proteste “spontanee” contro il “dittatore” cattivo di turno, ribaltamento del Governo – non importa se legittimamente eletto o imposto – e esportazione della democrazia con la forza. Tutto si svolge come sempre sotto l’ala del Dominus Globale del Mercato e della speculazione che ha bisogno di nuovi territori e nuove risorse. Lo schema è sempre uguale, e vale per chiunque si opponga ai “miti consigli”. I giovani e le popolazioni che hanno le loro “buone ragioni” per protestare contro i loro governi sono solo pedine che vengono usate all’occorrenza come lo furono quei contadini che urlarono al proprio Re nel 1789 “dacci il pane!” e finirono per essere utilizzati dalla Borghesia per ottenere diritti e privilegi. Anche in questo caso, perché lo schema abbia successo, è assolutamente indispensabile che da entrambe le parti si crei il mito del “regno del male”: gli occidentali sono già al lavoro in questa direzione e non sarà difficile per loro ottenere questo risultato. I pensieri dei loro popoli sono infarciti di problemi quotidiani, rabbia, angoscia, e non è difficile confezionare un bello “sfogo” contro il nemico di turno. L’informazione è già all’opera con proclami stucchevoli sulla violazione della Sovranità, che assomigliano tanto agli “ohibò” delle damigelle di buona famiglia. I russi intanto hanno di che commentare sull’arroganza degli occidentali, totalmente inconsapevoli della loro a cui...

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Renzi: “impegno per i conti a posto.” E la coscienza?

Pubblicato da il 2 Mar 2014 in Le Idee | 8 commenti

Renzi: “impegno per i conti a posto.” E la coscienza?

Articolo su Tgcom24. Renzi: “Impegno per i conti a posto” Il primo provvedimento di Matteo Renzi, neo Capo del Governo italiano, non eletto dal suo Popolo ma “benedetto” dal Fondo Monetario Internazionale e da tutti i gruppi di costrizione globale, ha cominciato a mettere nero su bianco l’accelerazione del “nuovo corso”. Il primo provvedimento del suo Governo non ha voluto creare occupazione ma “mantenerla” per poi farci pagare i costi con i soldi che dovremmo chiedere in prestito alla BCE e al Sistema Monetario Internazionale, ovviamente con gli interessi. Così più aumenta il debito contratto in una moneta “privata”, più i privati guadagnano, più noi siamo in ginocchio. Tutto torna. L’assegno di povertà è l’epilogo di una strategia che conta sulla complicità della massa più debole, ridotta in condizioni di non nuocere e di accontentarsi dell’elemosina di Stato. Nessuno osi più chiedere di fare, progettare, costruire, sognare, desiderare la realizzazione delle proprie aspirazioni.  Qualunque proposito creativo è inimmaginabile, affinché l’accettazione dello status quo sia possibile. Questa è la sintesi dell’ennesima azione volta ad annientare qualunque forma di libero pensiero e qualunque iniziativa che possa nuocere a progetti già pre-organizzati in cui l’Umanità rappresenta solo un grande ammasso di tacchini pronti ad essere sacrificati sull’altare di un nuovo “giorno del ringraziamento”  al Dio Potere, Denaro e Dolore. Quel “diabolos” divisione, di cui si alimenta l’ego dell’Uomo incapace di nutrirsi della propria Anima. Quando si cessa di desiderare, di immaginare il proprio futuro, di progettare, di costruire, si finisce di vivere. Ma la vita non si può fermare e allora accadrà qualcosa di “necessario” per far riprendere questa stasi, questa resa, questa apatia, questa depressione collettiva. Qualcosa forse di esterno, una bella botta che possa far svegliare il popolo occidentale dal torpore  e dalla noia  in cui è caduto per sua stessa mano? Il significato dell’antico detto “chi dorme non piglia pesci” è noto a tutti: “se decidi di dormire, di non vedere, di non assumerti la responsabilità del tuo presente e del tuo futuro, sarai costretto a perire”. Ebbene. La parte più grande di me vuole che quella più piccola si sbagli, ma essa sostiene che ciò che sta accadendo in Ucraina sia gravemente pericoloso e possa rappresentare una minaccia per una globalizzazione del confitto che pare ormai inevitabile per schiacciare sotto le macerie di una guerra la memoria dei peggiori soprusi perpetrati in questi ultimi 30 anni ai danni delle popolazioni occidentali, in particolare dall’Europa con l’introduzione dell’Euro, il saccheggio sistematico di interi asset industriali e strategici dei Paesi maggiormente disposti a “fare penitenza”, tra cui l’Italia spicca sempre tra i primi della lista. Una guerra per poter fare poi una pace, come sempre al prezzo di massacri, dolore, distruzione. Del resto come scriveva già Trilussa: “fa la ninna, chè domani rivedremo li sovrani che se scambieno la stima boni amichi come prima. So cuggini e fra parenti nun se fanno comprimenti: torneranno più cordiali li rapporti personali. E riuniti fra de loro senza l’ombra d’un rimorso, ce faranno un ber discorso su la Pace e sul Lavoro pe quer popolo cojone risparmiato dar cannone! Che questo non accada mai! Ma se accadesse prepariamoci a reagire con buone intenzioni per generare un’alternativa. Come si può continuare ad avvallare Governi fantoccio che non fanno altro che cercare la “benedizione” di...

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Renzi e Grillo: il padre narciso e il figlio ribelle

Pubblicato da il 22 Feb 2014 in Le Idee | 17 commenti

Renzi e Grillo: il padre narciso e il figlio ribelle

Lo Stato rappresenta sia sul piano collettivo, sia su quello individuale, l’archetipo psicologico del padre. Il padre ha rappresentato per un lungo periodo storico la disciplina, l’ordine, le regole e il modello da seguire. È colui che ha esercitato il potere coercitivo sul bambino, colui che ha concesso spazi di libertà oppure li ha tolti a seconda di quanto il figlio abbia corrisposto alle sue istruzioni e aspettative. È colui che ha agito esclusivamente sul piano logico e che non ha concesso troppo spazio alle emozioni. Ma questa immagine di padre è ormai sbiadita, e una nuova non è ancora definita.  L’idea stessa di padre è in continuo mutamento spinta dalla nevrosi di una Società in trasformazione. Così, in attesa di conoscere il nuovo archetipo paterno per la prossima Civiltà, la metamorfosi in corso ci consegna degli esperimenti. Nel presente di questa evoluzione i padri sono sempre meno come vuole la tradizione e sempre più individui alle prese con la loro personalità e il loro ego, invece che con l’esercizio del loro ruolo educativo. Un ruolo che, ancorché antiquato, ha rappresentato un punto fermo a cui ciascun figlio divenuto padre ha potuto aggrapparsi per trovare certezze consolidate e sentirsi all’altezza della nuova condizione. Oggi, rotti definitivamente gli argini incrostati del modello precedente, la prima manifestazione che emerge da questa trasformazione è inevitabilmente quella egoica, nella quale il “padre-individuo” può dar sfogo liberamente a tutte le sue pulsioni personali senza canoni da seguire o imitare. Così abbiamo padri giovanili, moderni, aperti, comprensivi, collaborativi, a tratti indulgenti e remissivi. Padri che non sono più affettivamente ed emotivamente distaccati dai figli per effetto della disciplina, ma lo sono per mancanza di vera considerazione del figlio come individualità a se stante. L’assenza in questo caso sta nell’incapacità di concedersi davvero ad un confronto intimo con il figlio, perchè troppo presi da quello con il proprio ego. Il confronto con il figlio infatti richiederebbe un’ulteriore maturità emotiva che, nonostante la metamorfosi, i padri stentano a raggiungere. Dunque meglio un padre “padrone” o un padre “assente”? Nessuno dei due casi è la soluzione ideale. Il primo ha prodotto una generazione di “fuggitivi”, ovvero individui in perenne fuga dal loro passato e pieni di rabbia repressa,  il secondo una seriale incapacità di prendere l’iniziativa per mancanza di autostima. Lo Stato segue questo modello. Siamo passati da uno “Stato papà” vecchio e rassicurante contro il quale ci si ribellava, ad uno giovane ma assente perché troppo concentrato su se stesso da poter effettivamente concedersi ad un rapporto autentico con il figlio (popolo-cittadini), un rapporto basato sulla stima reciproca e sull’autostima. Lo Stato vecchio e autoritario ha prodotto figli arrabbiati, mentre lo Stato narcisista produce figli rinunciatari. Il confronto recente tra Grillo e Renzi fornisce una fotografia esatta del mutamento delle dinamiche psichiche in corso. Da una parte c’era il bambino Grillo, figlio della dinamica comando-resistenza, emotivo, passionale, incontenibile nel suo singhiozzo misto a rabbia per i soprusi del padre-Stato, e dall’altra Renzi totalmente inadeguato perché talmente concentrato a piacere a se stesso da non poter dare comprensione al figlio e neppure in grado di stabilire con lui i confini del suo comportamento. Entrambi hanno mostrato il loro lato narcisistico, il bambino Grillo che strilla, si ribella fa i capricci perché si sente impotente verso il padre “cattivo”...

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Quale democrazia?

Pubblicato da il 2 Feb 2014 in Le Idee | 1 commento

Quale democrazia?

Ho assistito allibita alla sequenza di immagini più volte trasmesse dai tg nazionali in merito a quanto accaduto nella tarda serata di ieri alla Camera dei Deputati e alla “ghigliottina” applicata dalla Presidente Boldrini, esponente di un partito all’opposizione qual è Sel , per interrompere l’ostruzionismo parlamentare sul decreto legge n. 133 del 30 novembre 2013 c.d. Imu-Bankitalia e velocizzare di lì a poco la conversione dello stesso in norma dello Stato. Un perfetto regalo alle Banche private e in particolar modo a Intesa San Paolo e Unicredit a dispetto di coloro che giustificano la ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia come necessaria per finanziare il taglio dell’Imu da una parte e dall’altra per permettere a tali istituti di credito di superare lo “stress test” in vista delle nuove norme europee. Stiamo dunque a fatti. Abbiamo una Banca Centrale nelle mani di banche private per la quasi totalità , le cui quote sono state rivalutate attingendo dalle riserve statutarie e alle quali è stato attribuito un valore di per se non quantificabile proprio perché riferito a tesori della Nazione . Una Banca Centrale che dovrebbe invece essere pubblica e garante dell’interesse del popolo italiano tutto. Ancora una volta, dopo il Meccanismo Europeo di Stabilità ratificato dal nostro Parlamento nel luglio del 2012, dopo l’introduzione del Fiscal Compact e l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, ci troviamo dinanzi a un Governo e a un Parlamento privi del coraggio utile per attuare le riforme anche costituzionali di cui il nostro Paese ha urgentemente bisogno o per opporsi all’ennesimo esproprio del patrimonio italiano, come nel caso di specie. La Camera dei Deputati ci ha mostrato con eloquenza quale sia il vero dramma dell’Italia di oggi: divisione, incapacità, egoismo, interesse di pochi e ignavia di molti prevalgono sul bene supremo della Nazione. Poco importa a questo punto ricordare che durante la rivoluzione francese morirono ghigliottinati non solo Luigi XVI e Maria Antonietta ma anche il capo popolo Robespierre ed è forse più rilevante invece cercare in profondità il significato di ciascun evento, leggerlo in una nuova chiave interpretativa e accorgersi di come stanno veramente le cose. I mass media ci parlano con sdegno di “democrazia ghigliottinata” con riferimento alla decisione della Presidente Boldrini, dapprima solo minacciata e poi lucidamente eseguita, che di fatto ha impedito la possibile decadenza del decreto legge per mancata conversione nei termini previsti. Non resto sorpresa dal finto stupore di gran parte dell’informazione che grida allo scandalo e insorge contro questo atto di “presunto sfregio alla democrazia parlamentare”. Qualcuno, di contro, potrebbe obiettare che Boldrini ha semplicemente applicato una norma del regolamento della Camera, anche se mai nessuno prima d’ora vi aveva fatto ricorso. Le ragioni e il senso di tale gesto hanno in realtà una radice più profonda che va ricercata nella complessità delle norme costituzionali che regolano il funzionamento del Parlamento e delle Istituzioni in generale, nel nostro “iter legis “così formale e garantista a tal punto che la maggioranza delle leggi dello Stato Italiano sono frutto di conversione di decreti legge governativi sui quali è stato spesso posto il voto di fiducia. I costituzionalisti e gli esperti del diritto in genere ,che inizialmente avevano immaginato il decreto legge come “extrema ratio” per il Governo di poter legiferare nei soli casi straordinari di necessità e urgenza, si...

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Se i “politici” non ti amano…

Pubblicato da il 23 Gen 2014 in Le Idee | 6 commenti

Se i “politici” non ti amano…

Sono certo che in ciascuno di voi alberghi quell’intima voce che vi sussurra dal profondo ciò che è autenticamente giusto. È la voce che cerca di parlare in tutti i momenti della nostra esistenza, soprattutto quelli più dolorosi e difficili ma alla quale, ahimè, l’ego non lascia quasi mai spazio per affermarsi. Se lo facesse verrebbe meno l’essenza stessa di questo “mondo” fondato sul diabolos (cioè la divisione, il contrasto tra Kosmos e Caos). Così dobbiamo fare i conti con un eterno conflitto interiore che si manifesta all’esterno nelle modalità che ben conosciamo: rissa, sopraffazione, intransigenza, arroganza, prevaricazione. Quando tutto questo supera il limite del sopportabile, una nuova Civiltà è pronta a nascere per regalarci anni di armonia, arte, bellezza, cultura, scienza, passione e compassione. Poi inevitabilmente anch’essa precipiterà in un buco nero. Questo non ha importanza, ciò che conta è quale vita vogliamo adesso, cosa ci fa stare autenticamente bene, cosa siamo disposti a fare per rispettare il pensiero di ciascuno senza sforzo, senza l’attrito della ragione. Se la politica non prova affetto per i cittadini, se non li ama a costo di richiamarli al senso del rispetto reciproco e della presa di coscienza e responsabilità individuale per migliorare la Società dalle fondamenta, allora sta fallendo il suo scopo. Molti politici oggi dimostrano un profondo narcisismo, uno spasmodico amore di se stessi e lo trasformano in tirannia Istituzionale. Lo possono fare perché i Cittadini non hanno il Coraggio di chiedere di essere amati. Come potrebbero pretenderlo? Amano davvero se stessi? I politici sfruttano il senso di denigrazione della collettività e la soglia di dolore che ciascuno  è disposto a tollerare, e lo fanno per compiacere se stessi nell’arroganza, nella cupidigia, nell’ipocrisia della morale. I Cittadini saranno spettatori di questo scempio fin quando non si leverà in loro quel profondo senso di amore e fierezza che quella vocina individuale intima e profonda ci sussurra insistentemente al Cuore. Tocca a noi far diventare questa vocina un urlo di ribellione e di amore per se stessi, affinché coincida con un vero autentico miglioramento della...

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Lo specchio delle mie brame e le mele del reame

Pubblicato da il 9 Dic 2013 in Le Idee | 10 commenti

Lo specchio delle mie brame e le mele del reame

Vi siete mai chiesti perché ogni grande novità induca al suo esordio un diffuso scetticismo nella Società? Accade che all’inizio siano solo pochissimi a comprenderla, ad accettarla, a promuoverla, a sostenerla e a esserne testimoni. Questi pochi sono pionieri, pontieri, sono coloro la cui forza interiore e il loro agire esteriore va oltre ciò che ancora non si vede. Non è facile per niente, il rischio di non essere compresi (cioè compressi in uno spazio conosciuto) è altissimo, ma senza di loro non c’è Evoluzione per l’Umanità. Ciò che li pervade è un’energia che non può essere domata, questa energia è al servizio di una Missione più grande e prescinde da tutti i condizionamenti del mondo. La storia della nostra Civiltà ci ha trasmesso l’idea inconscia che in realtà, chiunque ci provi davvero, viene ucciso dagli stessi che chiedevano il cambiamento o volevano essere liberati da un sopruso. Perchè? Beh, per il semplice fatto che la Verità è un’altra e il “drago” contro cui ci si vuole accanire con tutte le proprie forze e la propria rabbia, non sta là fuori con le sembianze del politico o del finanziere di turno, ma sta proprio lì dentro di te. Sei tu stesso o meglio è una parte di te che sta nell’ombra ed è pronta a boicottarti a ogni tentativo di “risveglio”.  Questa Verità non è facile da accettare e brucia fortissimo e può indurre a “uccidere” chiunque provi a fartela vedere. È la provocazione stessa da cui è nata la nostra Civiltà, la nostra cultura. Vi ricordate? Tutto nasce duemila anni fa circa e noi siamo il prodotto di quella storia. Il Cristo è venuto nel mondo a dire cose che non sono state comprese da nessuno, neppure dai suoi più stretti discepoli. Pietro in particolare, attratto dal nuovo messaggio, aveva una strenua necessità di poterlo adattare al tempo, cercava un compromesso, voleva vedere i “miracoli” e voleva che il prossimo credesse in quei “miracoli” compiuti dal suo Maestro. Così sarebbe stato facile che tutti potessero credere anche a lui in nome di quei “miracoli”. A un certo punto il portatore di quel messaggio nuovo e incomprensibile è stato tolto di mezzo. L’hanno portato dinanzi a quel Popolo che voleva far evolvere e il Popolo l’ha mandato a morte sulla croce (Gesù o Barabba?). Troppo difficile guardare davvero. Guardarsi dentro e vincere il proprio Drago. Quel Signore però, che si faceva chiamare “il Figlio dell’Uomo”, sapeva già come sarebbe andata a finire. Era previsto. Così in nome di Pietro, tutti coloro che non hanno avuto il Coraggio (agire con il Cuore) di fare i conti con Se stessi, hanno preferito porre la più concreta “prima pietra” (nomen omen), ed ecco qui pronto un altro “Credo” fatto di uomini di buona volontà, individui come tutti: divisi come all’origine, tra quello che definiamo comunemente il “bene” e il “male”. Tutto si è svolto fino ad oggi fondandosi su questo paradigma, ma ora questa Civiltà è giunta alla sua fine. Oggi siamo all’inizio dell’era dell’Uomo Celeste e ogni cosa non avrà più lo stesso senso di sempre. Ogni tempo genera la sua “Civiltà” la quale inevitabilmente prima o poi deve cedere il passo ad una successiva, in un susseguirsi infinito di corsi e ricorsi storici. Ci sono poi momenti, come il periodo che...

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Gay: un flipper per Putin

Pubblicato da il 30 Nov 2013 in Le Idee | 8 commenti

Gay: un flipper per Putin

Quando arrivano i russi si fa festa! Boutique, ristoranti, alberghi di lusso, noleggio limousine, elicotteri, yacht, e quanto di più bizzarro e costoso viene servito ai nuovi facoltosi turisti in visita nel Bel Paese. Rimane solo un ghigno trattenuto, bisbigliato, una sorta di rigurgito misto tra sdegno e disgusto per certi atteggiamenti un po’ “eccessivi”, ma tutto questo passa in secondo ordine. Gli affari sono affari. La Russia è un paese ricco di materie prime che, dopo la caduta del regime comunista, ha ampiamente abbracciato il capitalismo nella forma forse un po’ demodé, come capita a chi arriva “dopo”. Così, mentre nei paesi in cui il “capitalismo” è nato o è prosperato nell’ultimo secolo non c’è quasi più traccia dei “bei tempi che furono”, in Russia i nuovi yuppies (forse un po’ meno divertenti) si beano nelle salde certezze del modello economico anni ’80, si godono la crescita e lo sviluppo economico, una tassazione con aliquota unica al 13%, l’assoluta libertà di impresa e poi vengono a farsi le vacanze qui, nel Paese che fu di Dante, dei romani, e di tutta un’altra serie di “cose” di cui sanno poco (non solo loro), ma restano suggestive perché fanno un po’ “moda”. Ecco, forse questa è l’espressione più appropriata. Quando credi che ti piaccia qualcosa ma non sai perché, basta dire che è di moda. Così mentre lo Stato italiano massacra di tasse i lavoratori, le sue aziende (comprese quelle della moda), l’ex patria del comunismo, al contrario, fa dell’impresa e della libertà economica individuale un punto cardine del proprio sviluppo economico. Non è un caso del resto che nella Costituzione italiana non si parli mai dell’impresa come soggetto partecipe dello sviluppo sociale ed economico del Paese anzi, non se ne parla proprio. Al momento sappiamo solo che l’evasione fiscale in Italia (in un sistema che nessuno sa come funziona) fa più vittime dell’influenza di stagione. È il prezzo della civiltà? Eppure, guardando la Russia, oggi ho la sensazione di vedere un misto tra vintage e nanotecnologia, un incrocio tra il vecchio flipper del bar sotto casa e la Playstation. In fondo il flipper a ripensarci non era affatto male come gioco, ma il tempo passa e oggi la Playstation è quasi in ogni casa. Non si vive di nostalgia ovviamente e non sono disposto a barattare il Flipper con il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia e tutte le altre “conquiste” che ai tempi del flipper erano assolutamente moralmente sconvenienti. Penso però che sia utile porsi una domanda: perché ad ogni passo evolutivo compiuto dall’Uomo ne corrisponde sempre uno involutivo? Perché se miglioro da una parte, peggioro dall’altra? Perché se l’individuo riesce a evolversi a tal punto da considerare assolutamente normale e accettabile che due individui si possano separare quando non sono più compatibili, contemporaneamente le Playstation invadono le case delle persone e il loro Pensiero si annichilisce fino al mutismo patologico? Mi domando se forse il divorzio non va per principio d’accordo con il flipper e deve per forza corrispondere all’afasia collettiva.Quanto tempo dovrà passare prima che anche in Russia non si giudichi più l’omosessualità come un atto immorale? Forse anche loro aspettano l’Euro, la perdita della sovranità monetaria, lo smantellamento del loro sistema industriale, agricolo, minerario? Possibile che nessuno si Accorga dell’assurdità di questa diavoleria (dal...

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Il lupo buono e quello cattivo. Il gioco delle parti fuori e dentro di noi.

Pubblicato da il 19 Nov 2013 in Le Idee | 12 commenti

Il lupo buono e quello cattivo. Il gioco delle parti fuori e dentro di noi.

Come potrete leggere di seguito sul sito del corriere, la UE boccia la Legge di Stabilità nel cui nome è già indicato il proposito, ovvero: mantenere lo status quo. Un Governo mosso da buone intenzioni, potrebbe infatti già dimostrarle nel nome dei suoi provvedimenti, per esempio: Legge di sostegno e incoraggiamento allo Sviluppo economico e sociale. Ma questi evidentemente non sono i propositi e dunque “nomen omen”. Adesso l’obiettivo è mantenere sotto silenzio, viste anche le difficoltà nella maggioranza, l’ennesima penitenza a cui sarà sottoposta l’Italia con la scusa del debito. Letta deve fare la parte di quello che si ribella un po’, per poi naturalmente obbedire al momento opportuno alle indicazioni dei suoi sponsor a Bruxelles. Chi conosce i processi d’interazione collettiva ha ben chiari i “tasti” da schiacciare e anche la modalità con i quali vanno pigiati. Di solito si creano dei diversivi che muovono la “pancia”, ovvero l’aspetto reattivo della psiche individuale e collettiva. Possono essere fatti giudiziari, beghe interne ai partiti, gossip personali di questo o quel tizio, ecc. Così, mentre tutta l’attenzione è rivolta a queste vicende, la strada è libera per piazzare le “fregature” di cui ovviamente ci si accorgerà quando ormai sarà troppo tardi. Un Popolo si piega così, usando le sue debolezze. Ma le debolezze di un Popolo sono prima di tutto le debolezze dell’Uomo. Più è diviso, più è debole e succube. La Germania, che grazie all’ingresso nell’Euro ha potuto far ripartire la propria economia sofferente dopo l’unione, oggi gioca il ruolo di dominus del sistema grazie ad una suggestione, non alla realtà. Se sento in televisione che la Germania è ricca e la sua economia va bene, che il suo debito è basso e i suoi Bund sono sicuri, io ci CREDO. Gli individui hanno sempre bisogno di CREDERE. Chi invece vuole CONOSCERE, deve avventurarsi in una materia che solitamente è sempre stata di esclusivo appannaggio degli “esperti”, ovvero: l’economia, la finanzia, i conti, i numeri, gli spread, i mercati, ecc. Più volte ho scritto, fortunatamente in compagnia di altri che come me ritengono l’Eurozona una truffa, che le cose non sono affatto come ci vengono proposte in TV. Ma nell’individuo prevale sempre il voler credere a qualcosa di male, piuttosto che a qualcosa di bene. Provate a fare un esperimento e ne avrete conferma. Provate a dare una buona notizia ad un vostro amico o conoscente e vi accorgete che la sua reazione istintiva sarà un misto di incredulità e dubbio, mentre se gli date una cattiva notizia sarà di mesta rassegnazione. Come per dire: “è cosi che va la vita”. Male. Pensate che tragedia. E’ esattamente ciò che sta succedendo ora su un piano collettivo. Da una parte c’è il Governo e l’UE che ci dicono che tutto va male e dobbiamo piegarci a nuovi ulteriori sacrifici, dall’altra c’è chi come il Pin e altri sostiene che le cose possono andare bene perché ce lo meritiamo, ma dipende solo dalle nostre scelte Consapevoli. Come stanno davvero le cose? Difficile dirlo se l’intento inconscio è quello di CREDERE in qualcuno o qualcosa di esterno a noi, depositario di una verità. E’ chiaro che una verità “fuori” non esiste. Una “verità” può essere solo confermata da dentro, dal Cuore, non da una ragione esterna. Il Cuore come sede del...

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C’è posta per te

Pubblicato da il 5 Nov 2013 in Le Idee | 9 commenti

C’è posta per te

Non si assapora più la trepidazione di ricevere una lettera a casa. Una busta con dentro notizie di un amico, di un parente, di un amore. Ormai tutto si legge via computer, tramite internet. E’ il progresso e a questa bella comodità ci siamo adattati. Ma chissà perché, invece, le cose “importanti” quelle no! Quelle continuano ad arrivare a casa inesorabili e così ormai la nostra “posta” non virtuale, la nostra cassetta delle lettere, ultimamente contiene solo comunicazioni spiacevoli. Lettere di recupero crediti, conteggio di interessi di mora, comunicazioni di rientro dalle banche, conteggio di interessi per ritardati pagamenti, multe, tasse e tributi di vario genere.Da circa 2 anni a questa parte in media ogni italiano riceve almeno 50 comunicazioni all’anno con richieste di pagamento dagli enti e dalle società più disparate. Tra queste “lettere” ci sono le bollette per i consumi energetici, abbonamenti, a svariati servizi tra cui telefono, tv satellitare, e ancora multe per divieto di sosta, comunicazioni varie che ricordano la scadenza dei tributi diretti ed indiretti tra i quali bollo auto, canone rai, tassa rifiuti… A queste normali comunicazioni si aggiungono le famose (in negativo) cartelle di EQUITALIA, un’agenzia governativa che applica interessi oltre l’usura i quali spessissimo superano il capitale iniziale e consentono le azioni esecutive, ovvero ipoteca sulla casa o fermo amministrativo dell’auto. A questa sfilza di comunicazioni ultimamente si stanno aggiungendo raffiche di lettere di agenzie e società di recupero credito che insistentemente minacciando azioni legali chiedono il pagamento a vario titolo di somme di denaro ben infarcite di “spese di recupero” . Nella maggior parte dei casi si tratta di contratti non più in essere, ovvero cessati unilateralmente dal fornitore ma per i quali il fornitore, grazie al contratto sottoscritto e nella maggior parte dei casi mai letto (lunghissimo, scritto piccolo, incomprensibile, facente riferimento a dispositivi, regolamenti e leggi per le quali occorrerebbe almeno una settimana di master in diritto amministrativo), chiede comunque il pagamento. Verrebbe con molta più semplicità da chiedersi: “ma se uno non paga e il servizio viene cessato non è tutto abbastanza chiaro”? Perché aggiungere ulteriori richieste per mensilità aggiuntive, spese e interessi? I solleciti di questo tipo stanno inondando di chiamate milioni di italiani che si vedono contattare persino sul proprio numero di cellulare la mattina da chi vuole offrirti un nuovo servizio, all’ora di pranzo con il sollecito di pagamento perentorio con la minaccia di essere richiamato il giorno dopo alla stessa ora, e nel tardo pomeriggio con l’ennesima chiamata del collega del tizio di prima che non sapeva che eri già stato chiamato, ma imperterrito ripete la stessa richiesta. Le chiamate fatte per lo più da stranieri, sembra che non arrivino ormai solo continuamente ai cellulari ma anche a casa di genitori e parenti. Stesso comportamento lo stanno tenendo le banche: ormai chiamano anche se il conto è andato sotto di 30 euro, non tenendo minimamente conto che nello stesso trimestre sono state capaci di addebitare sul conto 50 euro tra spese di gestione, e spese varie non meglio specificate. Questo accanimento produce un clima sempre più pesante, una cappa di ansia e disagio resa ancor più pressante dalla mancanza di prospettive di lavoro e di crescita per un Paese che da 5 anni a questa parte è sottoposto ad un vero e proprio...

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