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In ricordo di due Uomini coraggiosi.
Stato o far west?

Pubblicato da il 13 Nov 2014 in Le Idee | Commenti disabilitati su In ricordo di due Uomini coraggiosi.
Stato o far west?

In ricordo di due Uomini coraggiosi.Stato o far west?

Due fratelli, titolari di una cava con 40 dipendenti in provincia di Frosinone da anni subivano furti e ritorsioni nell’azienda di famiglia. Negli ultimi mesi le intrusioni e le vessazioni sono aumentate insieme alla consapevolezza di trovarsi di fronte ad uno stato impotente, complice e responsabile primario di omissione di soccorso e mancata tutela nei confronti di cittadini, in questo caso imprenditori, vittime incolpevoli di un susseguirsi di violazioni indiscriminate del diritto di proprietà, del diritto al lavoro, alla libera impresa e non ultimo il diritto supremo della libertà, pur nel rispetto della carta costituzionale. L’altra notte, dopo l’ennesimo tentativo di furto che ha fatto scattare l’allarme collegato con le forze dell’ordine, i due fratelli hanno deciso di recarsi ancora una volta in ditta per verificare di persona la situazione e scongiurare la manomissione dei costosi mezzi da lavoro e la sottrazione del materiale necessario per il corretto funzionamento dell’impianto. In una dinamica ancora da definire, i titolari si sono trovati a terra, esanimi, colpiti a tradimento alle spalle e privati quest’ultima volta del bene supremo della vita. Tre famiglie distrutte, due mogli ormai sole a crescere sei orfani e genitori senza più lacrime, annichiliti dal fardello di aver visto morire ingiustamente i propri figli. Amilcare e Pino Mattei hanno vissuto con coraggio credendo in quei valori fondanti una società civile ed evoluta, di cui siffatto stato non può definirsi portatore, ispiratore e tanto meno garante. Un’Italia, volente o no, spaccata a metà che se nel centro-nord fatica a mantenere una parvenza di legalità e di funzionamento dell’apparato, nel centro-sud ha di fatto rinunciato ad esercitare il potere a vantaggio esclusivo di organizzazioni malavitose o di potenti clan locali che spadroneggiano indisturbati e senza remore. Uno stato, che non merita di essere indicato con la maiuscola, degradato ed eroso al suo interno per la mancanza di regole certe, chiare e sentite come vere dai cittadini, uno stato ingiusto, ingessato da una serie eccessiva di enti, organismi inutili e di norme caotiche che paralizzano il sistema ed attribuiscono ai più ( la maggioranza? la minoranza? il più forte?il più furbo?) il potere di governo, di cui nessuno però è autenticamente responsabile. Lo spirito di servizio dei rappresentanti istituzionali, di amore per la propria comunità, per il bene pubblico e per un impegno che è prima di tutto missione, dovrebbe contraddistinguere l’operato dei singoli amministratori centrali e per irradiamento riflettersi nella stessa misura e con le stesse modalità anche a livello locale. Quest’ultima affermazione contiene un principio ispiratore semplice ma necessario e purtroppo descrive una distanza incolmabile con la realtà attuale, che è invece il risultato diretto e consapevole della volontà manifestata dai cittadini in sede elettorale. Fatte queste debite premesse è tanto incoraggiante quanto assurdo rilevare che oggi il più grande partito italiano è quello dell’astensione anche se questo dato mi lascia ben sperare che esistano ancora cittadini degni di questo nome, che attendono di potersi esprimere per premiare chi saprà restituire loro le motivazioni ma soprattutto il progetto di un’azione politica diversa, autentica e magari impopolare se davvero finalizzata all’interesse della Nazione. Una chiara visione politico-filosofica incarnata dal Pin, un partito che esiste e che pone al centro della società l’Uomo e la responsabilità derivante dalle sue scelte ed azioni. Difficile? Certo ma non impossibile nel momento stesso in...

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E la pillola va giù…
Il medico prescrive un farmaco di cui sa poco o nulla, per una malattia di cui sa ancora meno, per un Uomo che non conosce affatto.

Pubblicato da il 4 Nov 2014 in Le Idee | 19 commenti

E la pillola va giù…Il medico prescrive un farmaco di cui sa poco o nulla, per una malattia di cui sa ancora meno, per un Uomo che non conosce affatto.

Il mercato ha le sue molteplici forme di espressione, tra queste ce ne sono alcune che sono tra le più remunerative e potenti perché soddisfano un bisogno primario, quello della salute.  Eh sì, la salute è un bene umano ma è sempre di più un business, anzi, non è la salute ad esserlo, ma la malattia, meglio se è cronica. Purtroppo la medicina tradizionale di rito ortodosso e la ricerca scientifica ad essa collegata, che dovrebbe essere lo strumento per cercare le cause dei malesseri umani per eliminarli, sono interamente in mano alle multinazionali del farmaco che sono le uniche a disporre di risorse economiche necessarie per finanziare scienziati, biologi molecolari e ricercatori in campo medico. Ma se a finanziare la ricerca sono gli stessi che vendono i prodotti che dovrebbero risolvere la malattia, qualcosa non torna. Se si trova la soluzione al problema, chi comprerà più la pillola e come si arricchirebbero le case farmaceutiche? Così qualunque medico a cui chiederete le cause di una malattia, soprattutto cronica, vi risponderà che le cause non si conoscono, che guarire non si può, ma che grazie alle medicine si può vivere a lungo. I medici – anche i più illuminati – i primari, i professori sono tutti formati nei sontuosi convegni internazionali delle multinazionali farmaceutiche, che dovrebbero avere come obiettivo gli approfondimenti sulle patologie, ma finiscono poi con dispensare i “protocolli” di cura che ovviamente prevedono l’impiego dei farmaci da loro prodotti. Una nuova evoluzione del cortisone che diminuisca gli effetti collaterali, una nuova pastiglia che sia ben tollerata dagli allergici, un farmaco che puoi prendere una volta alla settimana anziché tutti i giorni (ma lo paghi lo stesso come se lo prendessi tutti i giorni) e molte altre strabilianti meraviglie. Per cosa? Non per guarirti, ma per tenerti malato il più a lungo possibile, ovviamente facendo in modo che tu sia soddisfatto. Niente più malesseri, dolorini, eruzioni cutanee. Tutto risolto. Almeno in apparenza. Oggi infatti la medicina, salvo rari casi, cura i sintomi, ma non le cause. Anzi, ormai delle cause delle malattie neppure si occupa più. Qualcuno ci prova qui e là per il mondo e appena ottiene un po’ di credito e visibilità viene subito annientato, tacciato di essere un ciarlatano, uno stregone, un approfittatore. Se chiedi ad un reumatologo illuminato che ti dà il metotrexato (immuno soppressore) per curarti I SINTOMI dell’artrite reumatoide: “scusi dottore ma da cosa è causata questa malattia?” Fino a 10/15 anni fa ti dicevano che non lo sapevano, che era una reazione autoimmunitaria, adesso ti dicono che è genetica. Tirano in ballo il BLH27 che è un gene e dicono che è colpa sua, che sei sfigato dalla nascita. Poi guardi i manuali di medicina e senti alcuni medici ovviamente messi ai margini che ti dicono: “non esiste infiammazione senza infezione” è una regola base della medicina, il corpo non si ammala e non reagisce se non c’è una causa e questa causa non può essere un gene. Semmai il gene crea un certo tipo di risposta e di sintomo a quell’infezione, ma la causa è esterna. Solo che nessuno intende approfondire nelle analisi che restano convenzionali. Ormai si sa che certe malattie sono causate dalla presenza anche di batteri comuni, che hanno trovato collocazione nei gangli spinali, piuttosto che da...

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Il voto degli egoisti, il non-voto degli arresi. Da leggere solo se interessati a un’alternativa.

Pubblicato da il 30 Ott 2014 in Le Idee | 11 commenti

Il voto degli egoisti, il non-voto degli arresi. Da leggere solo se interessati a un’alternativa.

Il futuro per Renzi è tornare indietro di 100 anni quando i lavoratori in piazza potevano essere malmenati e non esisteva alcun diritto, se non quello di tacere e a testa bassa accettare quello che “passa il convento”. Sullo scacchiere mondiale l’Italia deve diventare un Paese marginale di manodopera a basso costo. Così la Fiat, che per anni è vissuta con i soldi dello Stato (degli Italiani) potrà continuare a produrre nei suoi stabilimenti italiani, essere comunque concorrenziale sul mercato internazionale e portare i profitti aziendali negli Stati Uniti e quelli personali in Svizzera. Renzi può fare tutto questo perché ha i voti di 7 milioni di pensionati che stanno bene (7 milioni su 17) e 4 milioni di dipendenti di alto livello nel settore pubblico e privato. In tutto 11 milioni di cittadini che vanno a votare puntualmente e con le idee chiare per tutelare i loro privilegi, infischiandosene del bene della Comunità. E gli altri 49 milioni di cittadini? La filiera produttiva degli artigiani, del settore agricolo, e delle piccole e medie imprese di prodotti e servizi non riesce ad aggregarsi, troppo impegnata a boccheggiare nel proprio spazio di egoismo e lamentela sempre più stretto e angusto. I disoccupati (3 milioni) sono divisi tra quelli assistiti, che hanno il lavoro in nero, e quelli disperati. Entrambi hanno cercato nella protesta di Grillo una chance, così come alcune categorie meno agiate del lavoro pubblico e privato. Purtroppo sono stati annientati nell’animo e perdono sempre più vigore.  Non c’è cosa peggiore che deludere i delusi. I pensionati, quelli da 500 euro al mese, votano ancora Berlusconi con la speranza di una dentiera nuova, ma lui intanto pensa al suo di sorriso, facendo così buon viso a cattivo gioco con Renzi. La Lega rimane l’unico sfogo per i piccoli e piccolissimi imprenditori, per quei lavoratori soprattutto del comparto privato che hanno ancora energia da spendere. Per il resto è la resa completa e progressiva di un Paese che vive nella paura e nell’egoismo. Diviso perennemente su tutto, incapace di fare i propri interessi perché si preferisce il “mal comune e mezzo gaudio”. Un Paese in cui 20 milioni di persone, il più grande partito che sia mai esistito se ne sta a casa, non va a votare perché nessuno di questi li convince o gli conviene. Ogni scusa è buona per accettare soprusi e schiavitù. E quello che è successo a Roma con gli operai di Terni è solo l’inizio. Intanto nel Paese cresce lentamente e progressivamente il Pin, un aggregato politico, culturale e sociale organizzato che vuole sollecitare un sussulto di coraggio che induca milioni di Cittadini a guardarsi allo specchio, non cercando più all’esterno la responsabilità del proprio malessere, ma accorgendosi che la Società è a immagine e somiglianza dei Cittadini. Dipende tutto da te! Supera l’orgoglio che ti spinge a vedere sempre responsabili “gli altri”, che possono essere i burocrati, i politici o i potenti di turno e mettiti in discussione domandandoti: cosa sto facendo concretamente per cambiare le cose? Quale progetto alternativo ho in mente e che coraggio ho di realizzarlo? Sono disposto a guardare davvero e aiutare chi ha un Progetto Alternativo? Oppure voglio solo lamentarmi perché é più comodo? Se da questa domanda scatta un sussulto interiore, allora sei di fronte ad un primo...

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Flat tax: l’idea del Pin è di gran lunga la migliore. Parola di Alvin Rabushka

Pubblicato da il 12 Set 2014 in Le Idee | 1 commento

Flat tax: l’idea del Pin è di gran lunga la migliore. Parola di Alvin Rabushka

Grazie al quotidiano Il Mattino che ha riportato integralmente l’intervista del Professore, censurata invece da...

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Il doppio gioco di Renzi

Pubblicato da il 7 Set 2014 in Le Idee | 5 commenti

Il doppio gioco di Renzi

Quasi un secolo di industria che ha dato lustro all’Italia portandola alla dignità di Paese tra i più avanzati al mondo, resterà solo un ricordo lontano, sbiadito nel sottofondo del disinteresse collettivo o, piuttosto, della convenienza personale che può valere dagli 80 euro in su, a seconda del grado della scala sociale in cui molti colleghi cittadini italiani si trovano. Qualunque sia la cifra per cui questi siano disposti a giustificare certe azioni del Governo in materia economica, a poco potrà servirgli in un Paese che si appresta ad essere sempre più povero e aspro. Renzi – che è davvero una faccia di bronzo – da una parte fa finta di snobbare il vertice di Cernobbio con i banchieri dicendo che lui sta con chi lavora, mentre dall’altra mette sul piatto della finanza globale l’industria italiana. Il forum Ambrosetti infatti è solo una vetrina per personaggi in cerca di TV e fotografi, un po’ di ribalta e nulla più. Gli affari, quelli veri, non si fanno certo a bordo lago, nel comasco. Si fanno in Cina e mantenendo rapporti stretti con l’India. Infatti è nel suo recente viaggio in Cina e nei rapporti sempre più stretti con la Mittal indiana che Renzi ha dato il suo via libera alla cessione dell’industria dell’acciaio italiana. Al solito. Poco prezzo, tanti favori, e una bella figura davanti agli italiani che si berranno ancora una volta la storia che sono arrivati i salvatori della patria a cui non si può certo dire di no, a meno di non voler perdere il posto di lavoro. Lavoro che, come per Alitalia, da molti verrà perso comunque e messo nel conteggio della spesa pubblica per la quale sottoscriveremo nuovi debiti con la privata BCE, per poi sentirci dire che non siamo in regola con il rapporto deficit-PIL! Ci credo! Da una parte aumentiamo il debito pubblico per sostenere i provvedimenti di cassa integrazione ordinaria, in deroga e gli altri vari”ammortizzatori sociali”, mentre dall’altra svendiamo le industrie che dovrebbero accrescere il nostro Prodotto Interno Lordo. Anche un idiota capirebbe che si tratta di un suicidio organizzato. Certo, un idiota capirebbe, ma forse non uno in malafede come Renzi. La verità è che l’industria italiana è stata ridotta in questo stato da un sistema fiscale e burocratico che ha fatto di tutto per affossarla seguendo i diktat europei, gli stessi che stanno mettendo in ginocchio la nostra agricoltura, il comparto manifatturiero, quello ittico e tra poco anche il fiore all’occhiello della nostra cantieristica navale. Siamo il Paese che massacra con più forza il proprio sistema industriale, per poi aiutarlo quando finalmente è in mani straniere. Il caso di Alitalia è emblematico. La compagnia va male perché ha troppi costi e troppi dipendenti. Gli arabi fanno due conti e sono disposti a comprarla solo se si licenziano oltre 2000 lavoratori e si riducono le rotte. Bravi, complimenti! A queste condizioni poteva restare italiana! Così invece i lavoratori in esubero sono rimasti in carico allo Stato e i privati stranieri si sono presi la Società pronta a fruttare utili. Così succederà anche con Ilva e Lucchini, le nostre due grandi acciaierie, pronte a essere svendute a cinesi e indiani per pochi spiccioli, dopo che ovviamente saranno stati licenziati un bel po’ di lavoratori che finiranno a carico dello Stato, mentre...

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L’intervista del professor Alvin Rabushka

Pubblicato da il 31 Ago 2014 in Le Idee | 1 commento

L’intervista del professor Alvin Rabushka

L’intervista del professor Alvin Rabushka pubblicata nell’ultima edizione di Panorama. Dopo l’adesione di Matteo Salvini, e ora anche quella di Berlusconi, il Pin dimostra di essere riuscito nell’intento di stimolare un dibattito serio all‘interno del Paese sul tema della Flat Tax e della sua diretta applicabilità in Italia, raccogliendo aperture di credito nei confronti delle altre forze politiche. Peccato che nell’intervista in oggetto, nonostante il professore abbia citato il Pin e il nostro recente convegno in Italia, il giornalista non abbia riportato questo “dettaglio”. Poco male. Quello che conta è che siamo riusciti a porre l’accento su un’ ipotesi considerata tabù fino a qualche mese fa e che solo il Partito Dell’apparato continua a considerare come...

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Se non ti piace. Ecco cosa fare.

Pubblicato da il 26 Ago 2014 in Le Idee | 6 commenti

Se non ti piace. Ecco cosa fare.

Lo Stato dovrebbe usare il proprio potere con l’intento di migliorare le condizioni culturali, sociali ed economiche dei cittadini, promuovere il pacifico confronto e la collaborazione con le altre nazioni per raggiungere i medesimi scopi su scala planetaria. Le banche rappresentano solo strumenti subordinati allo Stato, che possono essere utilizzati per il raggiungimento di tali scopi. La progressiva distruzione del Pensiero individuale relegato esclusivamente a mera protesta, priva di efficacia nei processi decisionali delle istituzioni, ha agevolato il trasferimento del Potere, in capo allo Stato, ad istituzioni bancarie private come la BCE, che oggi detta alle Nazioni le condizioni per le riforme funzionali ai propri interessi e quelli dei propri azionisti. Il bene dei Cittadini e la loro evoluzione dunque non rappresenta più il fine dell’esercizio del Potere, ma questo viene utilizzato per il raggiungimento di obiettivi riservati al solo “mercato”, il quale non rappresenta di per sé un elemento negativo, ma lo diventa quando il suo potere si innalza al di sopra dello Stato stesso e, in certi casi, si sostituisce addirittura ad esso. Possiamo dunque collaborare con gli altri popoli e nazioni europee, possiamo discutere di riforme, di rinnovamento, di cambiamenti o rottamazioni, ma se ci premono i nostri interessi individuali e collettivi di Cittadini, non possiamo più accettare che sia la BCE, una banca privata, a dettare l’Agenda Politica al nostro Governo. Cosa fare dunque? Sostenere attivamente il Pin o qualunque altra aggregazione politica organizzata sul territorio nazionale, affinché possa ampliarsi l’offerta elettorale e dunque ritorni nelle mani dei Cittadini la facoltà di scegliere chi li rappresenta e chi ne esercita per proprio conto il Potere, perché ne condivide gli ideali e i programmi attuativi e non perché si trova ad dover scegliere il meno peggio o addirittura rinunciare al voto. Il Pin è un aggregato politico organizzato su tutto il territorio nazionale che propone una visione e un programma alternativo a quello dei partiti rappresentati in Parlamento ma non per questo ritiene di dover chiudersi nelle proprie ragioni, evitando confronto e collaborazione. Le idee camminano sulle gambe degli uomini, ma soprattutto si schiudono nei loro Cuori. Questi non hanno bandiera quando si tratta del bene dell’Uomo ed è su questo che occorre insistere con Coraggio, non solo a parole, ma con l’esempio. Non si potrà mai far cambiare un’idea sbagliata a qualcuno insultandolo e urlandogli in faccia. Servono la forza dei contenuti e il fuoco dello spirito per contaminare di rinnovata speranza gli animi di molti che, anche facendo politica, hanno perso ogni ideale e sono prigionieri di meri interessi personali che a lungo andare non potranno che logorarli. Non stare a guardare, non dare più forza all’idea che devi ormai arrenderti a questa realtà. Reagisci! Aiuta il Pin a crescere, partecipa alle riunioni nella tua Città, prendi contatto con i nostri referenti sul territorio o diventalo tu stesso, fai la tua parte anche solo parlandone, diffondendo il programma e la visione che offre. Non c’è un’altra strada per il raggiungimento di un nuovo ordinamento e di una nuova Società che la creazione dalla base di un movimento di cittadini che possa riferirsi ad un programma e una visione filosofico-politica chiara e condivisa, che rappresenti in breve tempo anche sul piano democratico-istituzionale l’inevitabile conclusione positiva di questo momento storico di drammatica quanto inevitabile trasformazione. Armando...

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Chi bolle in pentola?

Pubblicato da il 11 Ago 2014 in Le Idee | 16 commenti

Chi bolle in pentola?

Non c’è nessuna democrazia, non c’è nessuna civiltà, nessuna società delle nazioni, nessun autentico rispetto per l’essere umano. Quella che viviamo è l’ennesima pagina di Medioevo e per favore smettiamola di far finta di credere che bastino i telefonini, internet e i viaggi low cost per assicurarci un livello di sopravvivenza accettabile. Non è così e ce lo dicono chiaramente tutti i sintomi delle decine di patologie psicosomatiche e non solo di cui soffre la maggioranza dell’Umanità “civilizzata”. Cosa sono queste manifestazioni se non un modo che l’inconscio ha di esprimere il suo malessere? Possiamo continuare ad accettare, ad ingoiare, a non sentire, a non vedere, ad alzare il volume di quel poco dialogo di cui siamo ancora capaci ma non cambia nulla. I nodi vengono al pettine e l’Umanità è ad una resa dei conti. In questi giorni ci è stata concessa l’estate e con essa un nuovo virus per tenere a livello ottimale la paura che genera sottomissione anche al peggiore dei soprusi. Per le strade, nei porti, stazioni, aeroporti si aggirano sagome di individui che trascinano la loro stanchezza, amarezza e disagio interiori mal celati da un finto quanto drammatico distacco dalla loro inesorabile quotidianità. Il personale al lavoro riflette la generale rassegnazione e accettazione che ha il sapore del veleno che goccia dopo goccia, ogni giorno toglie un po’ di gioia e soddisfazione a ciò che dovrebbe rappresentare la più importante soddisfazione del vivere. I pensieri sono altrove, tutto è altrove. Un posto per fortuna immaginario, virtuale perché se fosse reale sarebbe affollatissimo. Sono tutti li per sfuggire ad una realtà di inesorabile sofferenza a mezza gola. Un po’ ciascuno, ce n’è per tutti. Si vive per lavorare o si lavora per vivere? Un dilemma irrinunciabile in una società nevrotica dove sembra non trovare asilo la naturale pretesa di vivere e basta e in cui per lavoro si intende solo “far durare la fatica”. Nessuno pensa al suo “lavorare” come ad una autentica creazione. In pochi osano tanto. La rabbia li assale e li divora mentre con ostilità nascosta agognano un maggiore compenso in denaro e altrettanto tempo per poterlo spendere in cambio delle loro vite. Che importa se il tempo sia gratuito così come lo sono i pensieri, la lettura, la conoscenza, il farsi domande, un sorriso e la semplice curiosità. La Scuola ha l’incarico di seppellire sotto una montagna di frustrazione qualunque cosa sia attinente con il Pensiero, é li che fin da bambini si impara a non farsi più domande e ad accettare le risposte di cui tutti si accontentano. L’altrove è molto affollato ma c’è spazio per tutti. Qui invece, nel mondo, ciascuno è sempre più solo, chiuso nelle sue recriminazioni, nei suoi dolori, nella certezza che tanto nessuno potrà capire ma solo perché tu per primo non ti sei capito. La tristezza e l’arrendevolezza sono le stesse che prova lo schiavo che sa che non potrà cambiare il suo destino. Qualche giorno fa, per l’ennesima volta, un signore si è presentato su un podio allestito su un bel prato per dettare le sue condizioni al mondo, per stabilire chi sono i buoni e i cattivi, decidere di fare o non fare la guerra, e chi merita le sanzioni e chi no. E tu non ne sai niente oppure non ti...

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Proposta di cancellazione del debito fiscale per i piccoli contribuenti

Pubblicato da il 15 Lug 2014 in Le Idee | 7 commenti

Proposta di cancellazione del debito fiscale per i piccoli contribuenti

Ciascuno di noi ha almeno un amico, conoscente o famigliare alle prese con i debiti fiscali. Non si tratta di “ricchi”, ma di persone normali che hanno dichiarato i loro redditi ma negli ultimi anni sono state costrette a disertare il pagamento delle imposte, multe e balzelli vari a causa della recessione economica che ha messo in ginocchio le loro attività. Hanno provato a rateizzare, ma in realtà non ce la fanno a tener fede agli impegni. O sopravvivono, o pagano. Ne conoscete qualcuno? Siete voi stessi? Raccontateci la vostra storia: la vostra testimonianza ci sarà utile per sostenere la nostra proposta. Senza prospettive di crescita economica, le attuali cartelle esattoriali non potranno mai essere pagate e rappresentano al momento solo un fardello che aggiunge ansia, depressione e mancanza di fiducia a milioni di persone. Questi cittadini, grazie ad un provvedimento di responsabilità sociale, potrebbero avere un boccata d’ossigeno, uno stimolo a riprendersi per tornare non solo ad essere contribuenti ma a vivere e avere speranza nel proprio futuro. Aiutaci a sostenere questa proposta per poter far ripartire la fiducia e la speranza di cui tutto il Paese ha bisogno.  Cosa ne pensate? Dite la vostra e raccontateci la vostra storia: scrivete a info@partitoitalianuova.it  Scarica il documento di sintesi del testo del provvedimento! Scarica il volantino in formato jpg da caricare su Facebook o inviare via email SCARICA IL VOLANTINO IN FORMATO PDF PER LA STAMPA: Formato A5, volantino singolo Formato A5 doppio (2 volantini in un A4) Formato A4, piena...

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La fine dell’ideologismo fiscale

Pubblicato da il 10 Lug 2014 in Le Idee | 8 commenti

La fine dell’ideologismo fiscale

L’imposta, come dice la parola stessa, è il pagamento di un contributo che lo Stato impone a ciascun cittadino per far fronte al fabbisogno necessario a garantire i servizi pubblici che una certa comunità in un determinato tempo ritiene essenziali e irrinunciabili. Sarebbe bello poter giungere ad un livello di consapevolezza tale per cui questa imposizione si trasformi in una fiera contribuzione per raggiungere tale comune obiettivo. Tuttavia, con il passare del tempo la richiesta dello Stato si è moltiplicata e i servizi erogati sono diminuiti. C’è chi sostiene che questo sia avvenuto a causa di coloro che non hanno fatto la propria parte. In particolare le categorie di lavoratori autonomi, le quali non hanno un reddito assicurato ma devono riuscire a procurarselo di anno in anno, e sulle quali quindi lo Stato non può ottenere la garanzia di un importo preciso di contribuzione. Il rischio è l’elemento principale del lavoro autonomo, e in molti casi ha premiato con un maggior guadagno coloro i quali l’hanno affrontato. A questo introito tuttavia occorre sottrarre una parte sempre maggiore da destinare allo Stato per effetto del sistema di tassazione progressiva a scaglioni di reddito. Dunque, psicologicamente, in molti di questi soggetti è scattato un meccanismo di rivalsa contro ciò che viene ancora ritenuta un’ingiustizia. Di cosa si tratta? Il pensiero è più o meno questo: io comincio un lavoro, ci metto il mio impegno senza un orario determinato, ci metto le risorse economiche per organizzarlo e solo se sarò capace (e anche un po’ fortunato) potrò avere i risultati. Ma nessuno, tantomeno lo Stato, mi garantisce nulla. Anzi, a fronte di questo rischio lo Stato mi chiede, nel caso in cui io fossi bravo e le cose andassero bene, un contributo maggiore. Non solo: tramite la sua rete amministrativa, mi pone una serie sempre più ampia di adempimenti, burocrazia e controlli, quasi a voler ostacolare questo mio progetto. Se ci pensate, è un atteggiamento del tutto assurdo che nasconde quasi una sindrome autodistruttiva di sistema. Che risultato ha  ottenuto lo Stato con questo atteggiamento? Che moltissimi di questi soggetti hanno reagito cercando di sottrarsi, anche qui a proprio rischio, al pagamento di una parte (e in qualche caso, una buona parte) delle imposte. Quella che generalmente viene chiamata “evasione” riguarda però solo in minima percentuale le grandi realtà industriali: essa è più diffusamente il risultato della condotta di un ampio ceto medio produttivo del Paese che ha reagito ad una pretesa ritenuta ingiusta. E oggi questa condizione si è pesantemente estesa anche al lavoro dipendente definito “sommerso”. Per capirci, parliamo di colui che lavora per sopravvivere senza essere regolarmente assunto, e quindi naturalmente senza contribuire. Cos’è dunque giusto o sbagliato in questo ambito? Ognuno avrà il suo punto di vista. Solitamente, lo scontro è tra due tipi di soggetti: il dipendente regolare, che non può sottrarsi all’ingiustizia della tassazione, ma a cui è comunque garantito un reddito, e non trova ostacoli amministrativi da parte dello Stato nello svolgimento della propria attività; il lavoratore autonomo che invece, come abbiamo visto, può avere determinate caratteristiche (dico “può avere” perché non tutti reagiscono necessariamente allo stesso modo, pur ritenendo ingiusta la propria condizione). La prima categoria guarda alla seconda come la responsabile di tutti i mali fiscali, la seconda accusa la prima di insensibilità...

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