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Avviare una attività imprenditoriale nel mondo economico attuale

Pubblicato da il 31 Ott 2015 in Le Idee | Commenti disabilitati su Avviare una attività imprenditoriale nel mondo economico attuale

Avviare una attività imprenditoriale nel mondo economico attuale

PROGRAMMA INCONTRO PIN 15 ottobre dalle 15.30 alle 18.30 alla Sala Viglione di Via Alfieri 15 AVVIARE UNA ATTIVITA’ IMPRENDITORIALE NEL MONDO ECONOMICO ATTUALE. OVVERO FARE START UP IN ITALIA E’ ANCORA UNA IMPRESA Intervento di Luigi Spadarotto Preambolo Prima di svolgere il tema proposto dal titolo vorremmo mettere in evidenza che, nella analisi e nella conseguente discussione, più o meno accalorata, che solitamente riguarda i temi non confortati dalla evidenza dei fatti e dall’implacabile rigore metodologico delle scienze fisico-matematiche, prevalgono alcune non confessate tendenze. Innanzitutto il ripudio, o l’aggiramento mediante sofismi, del principio di realtà . Ossia quell’assunto in base al quale, in psicologia della età evolutiva, il bambino rinuncia, sotto la pressione delle condizioni oggettive avverse del mondo esterno, alla gratificazione immediata di un bisogno, auspicando, con il rinvio, una gratificazione futura. L’energia psichica accumulata con il desiderio viene così imbrigliata in attesa che si presentino le condizioni favorevoli per l’appagamento. Nella vita adulta il principio di realtà, al di fuori dell’ambito delle leggi naturali che dovrebbero valere per tutti, non ha la medesima forza persuasiva che possedeva nell’infanzia. Alcuni tipi umani, presenti soprattutto tra i politici, pensano di poterlo scavalcare in ragione delle loro stentoree argomentazioni. Molti di costoro infatti sono convinti che la passione politica, la presunta validità di certe credenze alle quali si sono aggrappati acriticamente, siano di per sé in grado di prescindere anche dagli impedimenti più evidenti e insormontabili. Il riferimento culturale di questo atteggiamento va a radicate convinzioni ideologiche o religiose. Un esempio attuale della elusione del principio di realtà è pensare che milioni di extracomunitari dalle tradizioni, usanze e religioni abissalmente diverse dalle nostre possano facilmente integrarsi e lavorare proficuamente in un paese come il nostro, territorialmente già sovra popolato, limitato in estensione, condizionato da ferrigni patti internazionali e in preda a una crisi economica, a una disoccupazione e a un debito pubblico senza precedenti.1 1 Sul tema controverso della riduzione delle nascite nella popolazione autoctona che verrebbe compensata dalla fertilità allogena non ci pronunciamo in questa sede. Ci limitiamo ad affermare, in chiave ironica, che se ci scarseggia il Brunello di Montalcino, non lo mescolandolo con un normale vino da pasto per garantirci la medesima quantità. Con la negazione, un primitivo meccanismo psicologico difensivo, il proverbiale e “incompetente” bambino cancella dalla sua percezione una evidenza che gli procurerebbe sofferenza, in quanto intralcio al piacere desiderato. Allorchè si raggiunge l’età adulta la difficoltà ad ammettere che esista una realtà obiettiva distonica viene superata mediante una opportuna scissione con la quale l’io ripudia/nega, di quella realtà, ciò che non è conforme al sottostante interesse collegato inconsapevolmente al bisogno di gratificazione. Il soggetto, anche quello collettivo (un partito per esempio), invece di riscontrare gli aspetti contraddittori di ciò che succede, preferisce escluderli dalla propria recensione dei fatti appigliandosi in modo enfatico a ciò che conferma la sua visione del mondo. Nella vita politica gli esponenti, in particolare quelli della compagine in quel momento al potere, inclinano più facilmente in questo modo di pensare e di agire sostenuti dalla presunta solidità dei loro assunti ideologici. Il fenomeno assume una veste più consapevole allorché un protagonista in scena, anziché negare con convinzione l’evidenza di ciò che dovrebbe invece conoscere, banalizza o trascura scientemente ciò che stride con le sue convinzioni. Vale la pena di...

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Renzi abolisce il Senato e si prepara a diventare Console. Elezioni alle porte.

Pubblicato da il 9 Feb 2015 in Le Idee | Commenti disabilitati su Renzi abolisce il Senato e si prepara a diventare Console. Elezioni alle porte.

Renzi abolisce il Senato e si prepara a diventare Console. Elezioni alle porte.

Dopo aver incassato una vittoria  nella partita sul Quirinale,  più per l’umiliazione inferta a Silvio Berlusconi che per un effettivo risultato politico,  il Premier si appresta al passo finale. Il voto. In primavera Renzi spera di essere consacrato Console Unico dell’Impero, grazie all’Italicum. Matteo da Firenze non teme nemici, è freddo e cinico proprio come impone la politica di Palazzo, nessuna sbavatura sentimentale, nessun cenno di umanità e compassione, nessuna paura delle conseguenze e nessun giudizio per la sua condotta. Il Cesare Ottaviano dei nostri tempi, celebra il trionfo al Colle oggi, come si faceva un tempo al Foro e guarda avanti, alle riforme. Lui ha imparato bene dalla storia, e sa che si ripete. Sempre. Applica alla lettera i principi della realpolitik di ogni tempo: divide et impera, panem et circenses. Spacca e ricompatta all’abbisogna compagni e alleati e distribuisce parte del patrio tesoro al popolo affamato. 80 euro a testa, è quanto basta per averlo dalla sua. Giura fedeltà alla Repubblica come è giusto che sia alla vigilia di ogni tirannia nonostante le sue azioni lo tradiscano. Lui lo sa, non è stupido, ma sa anche che in fondo ogni popolo ” ha il natio bisogno di porre i polsi ai vincoli”. Così sia. Ma sia il prima possibile. Perché un bel gioco dura poco e le occasioni vanno prese al volo prima che l’imprevisto diventi prevedibile. Renzi sa che la situazione economica è allo sfascio in ogni settore del Paese. Si salva solo qualche privilegiato che esporta e chi ha trasferito o delocalizzato all’estero mantenendo solo il nome di quello che un tempo era il prestigio dell’italianità. La situazione non può reggere a lungo, l’Ilva è quasi pronta per la svendita, le Popolari sono in attesa dell’assalto alla diligenza dei fondi internazionali e lo Stato si sta impegnando a farsi carico di 181 miliardi di sofferenze ora in pancia alle Banche. Tutto questo ha bisogno per compiersi di una maggioranza sicura e certa, non sono ammessi sbagli o rallentamenti. Renzi nel suo intimo sa bene che se anche si presenta al Trionfo nelle vesti di Cesare Ottaviano in realtà la sua condizione è più simile a quella di Cleopatra. Un Re fantoccio nelle mani di Banche, Fondi di Investimento, e Asset finanziari privati travestiti da pubblici, pronto a deporlo se non starà ai patti. Al suo fianco non ha neppure un Marco Antonio su cui contare per resistere all’assedio, nonostante le physique du rôle della Boschi. Ormai ha accettato le condizioni, ha venduto il suo Paese e il suo Popolo in cambio di un trono privo di ogni vero potere, ma pur sempre un trono. Una frustrazione che alla lunga potrà rivelarsi fatale,  proprio come lo fu per la regina d’Egitto. È probabile infatti, che in virtù del ripetersi dei cicli storici, anch’egli sarà spinto al suicidio politico, ma non sarà il veleno dei serpenti la causa del disastro, quelli sono animali, che nonostante tutto hanno bisogno di cure amorevoli che lui non è capace di dare, sarà piuttosto con il veleno che ha dentro che si darà il colpo di grazia. Il Popolo non piangerà la sua uscita di scena. Ma adesso è tempo di gaudio non di nefasti presagi, anche se va detto che quando il tuo principale nemico sei tu stesso, certe paure...

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Perché la Svizzera ha fatto bene ad uscire dal cambio fisso

Pubblicato da il 16 Gen 2015 in Le Idee | Commenti disabilitati su Perché la Svizzera ha fatto bene ad uscire dal cambio fisso

Perché la Svizzera ha fatto bene ad uscire dal cambio fisso

  Nonostante alcuni “esperti” mettano l’accento sulle ripercussioni negative in Borsa, create dall’uscita del franco dal cambio fisso sull’euro, la loro teoria è puro manierismo accademico. Non avrà importanza se per qualche settimana la Borsa elvetica sarà un po’ ballerina, perché il risultato di un apprezzamento del franco sarà di sicuro molto più positivo di qualunque andamento del mercato azionario. Non dimentichiamo che la fortuna Svizzera è data dagli interessi legati ai capitali finanziari e al sistema bancario e chi oggi ha capitali in franchi svizzeri non si sognerebbe mai di rimpatriarli, soprattuto nell’Eurozona soggetta a continui sfaldamenti politici, all’incertezza del voto in Grecia e allo stato endemico deflativo. La Svizzera è un vero Paese sovrano che pensa alle sue convenienze e non si fa impressionare da un po’ di rimbalzi sulla sua piazza azionaria. In fondo, la sua vera “borsa” è nelle banche e custodisce i patrimoni finanziari di mezzo mondo e con questa decisione i capitali stranieri, sopratutto quelli italiani, resteranno ben custoditi nei propri forzieri. Questo è l’atteggiamento di un Paese che ha fiducia nelle sue potenzialità e che fa una politica economica lungimirante, senza farsi impressionare. L’Euro fino ad oggi è stata valuta rifugio, non certo valuta di mercato. Nell’Unione monetaria europea non c’è nessuna crescita, nessuna convenienza per gli investimenti, ma solo la garanzia di una buona e sicura rendita dovuta ai debiti pubblici dei singoli Stati. Una rendita non solo finanziaria, ma anche politica perché avere il debito degli Stati significa poter dettare la loro agenda politica e soprattutto garantire che le leve economiche si muovano solo in funzione dei propri rendimenti. Altro che sovranità! Fino ad oggi in Europa abbiamo avuto una moneta eccessivamente forte rispetto ad un mercato stagnante e questo è un dato ingiustificato se non vi fossero ragioni precise che hanno voluto mantenere questa condizione innaturale. Le ragioni sono da ricercare nella volontà dei grandi fondi di investimento di far diventare l’Europa una cassaforte in cui custodire i propri capitali a scapito dell’economia reale, mentre gli investimenti sono stati dedicati ai cosiddetti paesi emergenti in cui la rendita speculativa è garantita da operazioni ad alto rischio. Adesso la cassaforte europea è minacciata dal franco e anche dal dollaro – questa sì valuta di mercato – che grazie alla ripresa economica statunitense torna ad essere protagonista sulla scena economica mondiale. Così tutto è pronto per un bel “patatrac” e non importa che a farne le spese siano i piccoli risparmiatori. L’uscita dall’euro è l’unica vera opportunità che abbiamo per far ripartire la crescita in Italia, ma un conto è subirla un conto è gestirla.  La condotta del nostro Paese è come sempre soggetta ai condizionamenti esterni, manca la fiducia in se stesso nelle sue grandi possibilità e a rendere tutto più difficile è una classe politica impreparata con la sindrome di auto svalutazione, soprattutto priva del coraggio richiesto a chi è chiamato a fare il bene di un Popolo sfidando anche le sue paure più grandi. In fondo basterebbe fare un sondaggio per capire che hanno più paura i politici di perdere le loro rendite di posizione, di quanto non ne abbiano gli italiani di uscire dall’euro. Armando...

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Il fanatismo islamico, Alitalia e l’effetto collaterale della globalizzazione.

Pubblicato da il 13 Gen 2015 in Le Idee | 7 commenti

Il fanatismo islamico, Alitalia e l’effetto collaterale della globalizzazione.

Il denaro non ha nessuna religione ed è di tutte le religioni. E’ il vero “Dio” di ogni tempo. E’ per lui che si è sempre combattuto, conquistato e ucciso. Dietro il paravento delle credenze religiose si è sempre celata una resa dei conti tra gli uomini in terra e non tra i diversi Dei in Cielo.  Sono cose risapute e che troviamo ben riassunte in un passo di questa poesia di Trilussa, “Ninna nanna della guerra” in cui 100 anni fa lucidamente scrive: “Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna; che se scanna e che s’ammazza a vantaggio de la razza o a vantaggio d’una fede per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar Sovrano macellaro. Chè quer covo d’assassini che c’insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe li ladri de le Borse.” Non è cambiato nulla. Oggi la globalizzazione ha enfatizzato la lacerazione schizofrenica tra i precetti religiosi e la vita quotidiana e questa lacerazione colpisce in modo prevalente i residui di una credenza, come quella islamica, che impone ancora modelli di comportamento medioevali ai popoli, ma emancipa largamente le classi dirigenti che al momento di fare affari non si fanno lo scrupolo di evitare gli “infedeli” . Il denaro e il potere mettono tutti d’accordo oppure al contrario creano le guerre, quelle vere. In fondo anche gli spot che girano sulla Rai ci ricordano che grazie all’Europa unita abbiamo mantenuto più di 50 anni di pace. Infatti l’Europa unita nasce da esigenze economiche, dal mercato comune e da una moneta comune. Non c’entra nulla con il bene dei popoli. E fino a che reggeranno questi interessi (ancora per poco) ci sarà pace, altrimenti sarà di nuovo guerra. Forse di bottoni, ma guerra. Il mercato globale coinvolge sempre di più nuovi players nel grande risiko del potere,  in particolare i paesi arabi di religione islamica. Questi paesi si sono progressivamente emancipati dalla condizione di meri custodi delle ricchezze derivanti dal petrolio e hanno iniziato a diversificare gli investimenti diventando a pieno titolo protagonisti del mercato mondiale. Senza andare lontano e scomodare la borsa di Londra e di Wall Street dove gli arabi sono protagonisti da più di 30 anni, basti pensare che la nostra compagnia di bandiera Alitalia oggi batte bandiera islamica, così come molti alberghi di lusso nelle grandi città o nei posti turistici più rinomati. Ma la finanza araba non si fa mancare neppure una presenza sempre maggiore nelle nostre realtà industriali, creditizie, immobiliari, alimentari, della moda e persino nel calcio come nel caso di Gucci e Juventus. Gli affari appianano ogni divergenza da sempre, ma mentre fino almeno a 100 anni fa questa materia era riservata alla consapevolezza di pochi individui e le popolazioni sia a occidente che ad oriente erano tenute nell’ignoranza e la guerra tra poveri era strumento per la resa dei conti tra i “potenti”, oggi la globalizzazione ha modificato queste condizioni creando un effetto collaterale dovuto alla diffusione del benessere e della conoscenza. L’ampliamento della platea di mercato ha certo portato con sé nuovi e più grandi profitti, ma i prodotti da cui si guadagna di più (basti pensare...

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EURO E BCE: la strategia di Draghi e il paradosso.

Pubblicato da il 3 Gen 2015 in Le Idee | 1 commento

EURO E BCE: la strategia di Draghi e il paradosso.

L’Euro è destinato al fallimento, ma prima gli Stati devono indebitarsi per bene. La Grecia farà da apripista politico al crollo della moneta unica, che si fonda tuttavia su una strategia solo speculativa. La Repubblica ellenica è stata tenuta in piedi con le flebo, affinché i tempi fossero maturi per un default programmato e funzionale alla conclusione dell’esperienza della moneta unica in Europa. Adesso Draghi parla apertamente di deflazione e di crisi di liquidità e si dice pronto ad intervenire. Sono almeno 3 anni che siamo in stagnazione e le banche non fanno circolare denaro! Perché proprio adesso la BCE si dice pronta a mettere in circolazione addirittura un trilione di euro? Fino ad oggi la gran parte del collocamento del debito pubblico degli Stati europei, in particolare quello italiano, è avvenuto presso i piccoli risparmiatori e le famiglie e questo consente un certo margine di autonomia ai singoli Stati i quali, per vincolo di “sovranità” con i propri cittadini, in caso di uscita dall’Euro potranno riconvertire il debito con una moneta propria. Occorre ricordare a questo proposito che il corso legale di una moneta è determinato dal fatto che lo Stato riconosce quella moneta come pagamento dei propri tributi. Considerata tuttavia la stagnazione economica e la sempre più scarsa possibilità di creare utili, margini di profitto da destinare al risparmio, le fette di debito pubblico vengono gradualmente assorbite da entità finanziarie per lo più internazionali e spesso fuori dal controllo Eurozona. È chiaro che questi organismi ed entità finanziarie, se hanno in mano titoli in Euro, possono condizionare i mercati e anche il valore e la stabilità stessa della moneta unica. Dunque cosa fa la BCE per contrastare questa invasione di campo e assicurarsi il pieno controllo sui Paesi Eurozona? Crea moneta con cui compra direttamente i titoli di Stato e in questo modo si assicura un maggiore è più diretto controllo sulle economie e sulle sorti sociali nazionali, difendendo la stabilità della propria divisa e quindi difendendo gli interessi dei propri azionisti. Questa strategia però non ha come fine la stabilità dell’Euro, che non può essere certo garantita solo da una mera azione finanziaria, ma attraverso l’acquisto dei titoli pubblici degli Stati ha lo scopo di mettere davvero al sicuro i propri investimenti. Infatti, una volta prestati i soldi agli Stati (che sono gli unici veri protagonisti dell’economia e della produzione attraverso le loro risorse industriali) ci si assicura reddito e controllo dei processi senza dover subire le onde di un mercato in tempesta. Concluso il collocamento a quel punto la moneta unica può anche morire, il debito si riconvertirà nelle monete nazionali, ma farà sempre capo a chi lo ha comprato e, se anche la BCE non ci sarà più, i suoi azionisti, ovvero le Banche, continueranno ad esserci e avranno in pancia crediti con gli Stati di portata così grande da poterne determinare la politica economica e sociale. E così si riparte con un nuovo ciclo. Proprio loro, a differenza di molti semplici cittadini, sanno bene che tutto – ma proprio tutto – è ciclico e gli schemi si ripetono all’infinito a meno che non si sviluppi un paradosso. E ogni paradosso, essendo irrazionale, può essere prodotto solo dai sentimenti. Armando...

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Alvin Rabushka scrive di noi

Pubblicato da il 19 Dic 2014 in Le Idee | 1 commento

Alvin Rabushka scrive di noi

Sono passati pochi giorni dal grande convegno “FISCO: ALIQUOTA UNICA SI PUÒ” che ci ha visto protagonisti, insieme alla Lega Nord, della presentazione del progetto di tassazione ad aliquota unica al 15%. Un progetto fiscale che, nel desolato scenario politico odierno, è l’unico in grado di ridare energia e vigore alla nostra economia moribonda. A pochi giorni dall’importante evento, riceviamo e divulghiamo con piacere l’articolo di resoconto scritto da Alvin Rabushka sul proprio blog. Una cronistoria sintetica ma dettagliata, che ripercorre i primi contatti tra Armando Siri e il Professore e che non manca di attribuire al PIN il grande merito di aver portato il tema della flat-tax sotto i riflettori del palcoscenico politico italiano e, di conseguenza, all’attenzione del grande pubblico. Un grande onore per noi, dal momento che il tema della tassazione ad aliquota unica 15% ha tutte le carte in regola per diventare il collante del programma fiscale del centro-destra per il prossimo futuro. A scanso di equivoci ribadiamo che, pur collaborando attualmente con soggetti politici appartenenti al centro-destra, il Pin mantiene la sua identità e continua a non riconoscersi all’interno delle categorie destra-sinistra, in quanto non è fondato su ideologie, ma su elementi di buon senso. L’esempio più lampante è proprio costituito dalla flat-tax: non si tratta di un fisco “per ricchi” (come sostiene chi è poco informato), ma, al contrario, di un fisco pensato per agevolare tutti, SOPRATTUTTO le fasce di reddito più basse, e per favorire l’emersione di nuovo gettito proprio grazie a una pressione fiscale molto più leggera e sostenibile. Un’altra riprova della genetica differente del PIN è data dal nostro obiettivo, che non è solo politico, ma anche culturale: il nostro scopo non è solo quello di concretizzare la flat tax, ma soprattutto quello di accendere interesse per queste tematiche nel Cuore dei cittadini, al fine di creare una nuova cultura libera da ideologismi e faziosità di sorta, che possa sostituire il culto del credere con la saggezza del...

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Slide dell’intervento del Prof. Alvin Rabushka – 13/12/2014 FISCO: 15% SI PUO’

Pubblicato da il 13 Dic 2014 in Le Idee | 1 commento

Slide dell’intervento del Prof. Alvin Rabushka – 13/12/2014 FISCO: 15% SI PUO’

Clicca sui link per scaricare le slide dell’intervento del Prof. Alvin Rabushka nel corso del convegno “FISCO: 15% SI PUO’.”   Scarica in Formato Powerpoint     Scarica in Formato PDF    ...

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Di destra o di sinistra?

Pubblicato da il 7 Dic 2014 in Le Idee | 7 commenti

Di destra o di sinistra?

Il PIN ha sempre sostenuto, con una certa fierezza, di non essere categorizzabile nei canonici schemi del bipolarismo politico. Alla fatidica domanda se il PIN fosse di destra o di sinistra, la risposta è sempre stata “Se la scelta è una sola delle due metà, allora il PIN sta fuori dal cerchio”. È come se ci chiedessero con quale metà del nostro cervello ci vogliamo identificare. In effetti, ogni emisfero è adibito a compiti diversi. Uno incarna la razionalità, il rigore, il pragmatismo, la logica, il calcolo; l’altro rappresenta l’intuizione, il sentimento, l’ideale, l’arte, la creatività. Soltanto accettare e sviluppare entrambe queste componenti permette di stare bene. Soltanto il loro equilibrio armonico può portare a uno sviluppo sano e integro dell’essere umano. Siamo coscienti di questo, e infatti l’ambizioso intento del PIN è quello di dare origine a un nuovo modo di pensare derivante dall’avere riunito il meglio di questi due emisferi, tanto in ambito umanistico (individuale) quanto in ambito politico (collettivo): l’ideale “di destra” ci può ispirare nel tradurre in ambito politico ed economico il principio della responsabilità individuale; l’ideale “di sinistra” ci ricorda l’importanza di operare sempre nell’interesse della collettività e di non perdere mai di vista il benessere ultimo del popolo. Proprio nell’interesse del popolo (specie di chi rientra nelle fasce di reddito più basso) è stata realizzata la proposta di riforma fiscale ad aliquota unica al 15% che verrà presentata il prossimo sabato 13 dicembre insieme alla Lega Nord. Nel corso del tempo, il PIN ha avanzato proposte di collaborazione a tutte le forze politiche in campo, compresi M5S e PD. Negli ultimi mesi hanno risposto le forze di centro-destra: significa semplicemente che il processo di “riunificazione degli emisferi” ha avuto origine da quello destro, ma è solo questione di tempo prima che abbracci anche quello sinistro, nonché tutto ciò che sta in mezzo. Non si tratta di aspetti antitetici, ma complementari. Non solo possono coesistere, ma dobbiamo necessariamente impegnarci a ricongiungerli e trovare una sintesi, se vogliamo sopravvivere. Il PIN non è esclusivo, ma inclusivo: nasce da una concezione integrale e globale della realtà, pertanto accoglie, ascolta, com-prende, cioè prende in sé. Questa è la sua natura, il suo imprinting, e proprio per questa ragione il PIN non smarrirà mai la sua identità né la profondità della propria visione. L’obiettivo rimane quello che ci muove fin dall’inizio: ricongiungere gli opposti, sanare le fratture, guarire le vecchie divisioni e preparare ciò che verrà dopo di esse… perché solo a questo può portare la naturale evoluzione a cui l’essere umano è chiamato oggi. Matteo...

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Alvin Rabushka certifica ufficialmente la riforma fiscale 15% del PIN

Pubblicato da il 6 Dic 2014 in Le Idee | 1 commento

Alvin Rabushka certifica ufficialmente la riforma fiscale 15% del PIN

As leader of Partito Italia Nuova, Armando Siri’s carefully prepared 15% flat tax on natural persons and all forms of business income, including corporations, would jump start Italy’s moribund economy. PIN’s 15% flat tax would dramatically improve incentives to work, save, and invest, fostering an economic environment conducive to risk-taking and entrepreneurship. It would encourage businesses to expand and individuals to start their own businesses. It would stimulate job growth, which is vital to provide opportunities for Italy’s unemployed youth and new university graduates. The flat tax has been adopted in more than 35 countries, some small and some large, some advanced and others developing, all around the globe in Asia, Africa, Latin America, and Central and Eastern Europe. Scholars in the United Kingdom, Spain, Germany, and other countries have also drafted flat tax plans for their respective countries, but old generation politicians with old ideas continue to block these reforms. It’s time for new politicians with fresh ideas. Italy has a great opportunity to improve its economic conditions and global competitiveness by adopting the 15% flat tax. I whole-heartedly endorse Armando Siri’s plan. Prof. Alvin Rabushka Hoover Institution – Stanford University Co-author with Robert E. Hall, “The Flat Tax”   La tassazione ad aliquota unica al 15% – accuratamente elaborata da Armando Siri, leader del Partito Italia Nuova – sulle persone fisiche e tutte le forme di reddito d’impresa, comprese le società, darebbe una spinta alla moribonda economia italiana. L’aliquota unica del PIN al 15% migliorerebbe notevolmente gli incentivi a lavorare, risparmiare e investire, promuovendo un ambiente economico che favorisce l’assunzione di rischi e l’imprenditorialità. Incoraggerebbe le imprese a espandersi e gli individui ad avviare un’attività in proprio. Stimolerebbe la crescita di posti di lavoro, che è fondamentale per fornire opportunità per i giovani disoccupati e neolaureati italiani. La tassazione ad aliquota unica è stata adottata in più di 35 paesi, alcuni piccoli ed alcuni grandi, alcuni avanzati ed altri in via di sviluppo, in tutto il mondo in Asia, Africa, America Latina ed Europa centrale e orientale. Anche studiosi di Regno Unito, Spagna, Germania e altri paesi hanno redatto piani di tassazione ad aliquota  per i loro rispettivi paesi, ma i politici di vecchia generazione con idee antiquate continuano a bloccare queste riforme. È tempo di nuovi politici con nuove idee. Adottando la tassazione ad aliquota unica al 15%, l’Italia avrebbe una grande opportunità per migliorare le sue condizioni economiche e la competitività globale. Con tutto il cuore, io appoggio il progetto di Armando Siri. Prof. Alvin Rabushka Hoover Institution – Stanford University Co-autore con Robert E. Hall, “The Flat...

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“Fisco: aliquota unica si può” – Sabato 13 dicembre 2014

Pubblicato da il 21 Nov 2014 in Le Idee | 7 commenti

“Fisco: aliquota unica si può” – Sabato 13 dicembre 2014

L’evento “Quindicipercento si può”, che con grande impegno e sforzi (e soddisfazioni) abbiamo organizzato lo scorso 6 aprile 2014 a Milano, ha portato in Italia il prof. Alvin Rabushka, economista di fama mondiale considerato il “padre” dei sistemi flat-tax, il quale ha dato la sua pubblica approvazione alla nostra proposta di riforma fiscale ad aliquota unica. Si è trattato di una sfida grandissima per un’organizzazione emergente – e del tutto autosostenuta – come il Pin; e, come sempre accade quando si agisce con il Cuore e si investono energie per concretizzare una Visione, questa Visione comincia davvero a prendere forma nella materia. Mentre stavamo curando l’evento, di certo non potevamo prevedere il rapidissimo effetto domino che, nel giro di appena 6 mesi, avrebbe portato il tema della flat-tax sotto i riflettori del palcoscenico politico nazionale. Il Pin è da sempre aperto al dialogo e al confronto con chiunque, e alla collaborazione con qualunque soggetto politico si dimostri interessato a portare avanti progetti comuni. Siamo lieti quindi di comunicare che la Lega Nord ha abbracciato la riforma fiscale 15% del Pin e che il 13 dicembre 2014 Armando Siri e Matteo Salvini interverranno ad un convegno organizzato congiuntamente da Pin e Lega Nord. Ospite speciale dell’evento sarà il prof. Rabushka che già...

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